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giovedì 13 marzo 2008

Ferrara è un buco!

Ferrara è un buco!
Forse perchè è la città che ho visitato peggio in vita mia... con annoiato passo lento. Ma la testa... quella no, correva!
Ai compagni di viaggio, a quell'idea avuta prima di partire e che non sono riuscita a fissare su carta, alla mia ernia grossa come un mandarino (quando diventa un melone comincio a preoccuparmi, non prima, giuro!) e a NOI!
Noi che a volte suoniamo due musiche diverse, tu l'appassionato country di Cash e io il tristanzuolo grattato di Battisti. Due mondi diversi. E nessun giudizio di merito. Solo una cosa che ho paura a chiamare distanza e che distanza è...
Sbaglio?
Se sbaglio, correggimi! Non voglio altro...
E invece no, quante ne voglio. Quante ne voglio di cose, soddisfazioni, successi, appalusi... Mi rodono. E grattano e punzecchiano.
E a volte il tuo modo di spronarmi ci cozza contro e allora mi devo fermare.
Perchè sono confusa. Colpa delle sabbie mobili del pensiero.

Poi - all'improvviso e non con me - torni protettiva, mia calda coperta patchwork, e so che nome dare a tutto. E tutto ha i contorni e le sfumature che deve avere...
Ecco, volevo dire questo. Se hai letto... non turbarti.
Questa sono io...

giovedì 30 agosto 2007

Tour della Spagna e ...nella testa

Il 16 sono tornata dal nostro (mio e dello zio Max) tour della Spagna centro-nord (Oviedo, Santander, Madrid). Noi sì, la mia valigia no! Cosa fare in questi casi?
Prenderla con tutta la filosofia di cui si dispone. Per questo, fiduciosa e sorridente, ho fatto aprire da una cortese signorina vestita di verde la pratica di smarrimento bagaglio e ho cominciato a dispormi in paziente attesa…

Dopo 4 giorni, illuminata da un’amica che ne sa una più di me, vado sul sito dell’Alitalia e lì scopro che il bagaglio è arrivato, ma che nessuno si è degnato di chiamarmi per dirmelo.
Grazie tante, mamma Alitalia!

Per fortuna certe “cose” di questo viaggio non stavano comunque in valigia, ma nella mia testa.
E stanno fermentando… Qualcuno dirà “Che strano?! Allora devi avere almeno l’ossigeno nel cervello!”, ma io stoicamente non lo ascolterò, perché forse quel qualcuno ancora non lo sa, ma NOI STAMO ALLA FRUTTA!
E ora vado a spiegarmi…

La Spagna del nord è ricca. Si mangia bene e tanto, si vive, si compra, si viaggia. E tutto questo lo si fa "comodi".

E non si spende tanto quanto in Italia, e questo sia per mangiare che per spostarsi, che per la cultura! nota bene: La metro di Madrid ha 10 linee che si intersecano in svariati punti e
permettono cambiamenti e spostamenti rapidi e veloci, le corse sono regolari, puntuali e i vagoni PULITI! Qui, a Roma caput mundi...

A Oviedo, visitando il museo di belle arti, abbiamo scoperto un pittore che non conoscevamo: Joaquin Sorolla, detto anche il pittore della luce.
Ci ha colpito molto, così, quando tornati a Madrid, dopo 8 ore di visita al Prado (perché le cose vanno fatte bene, eh!?!) abbiamo visto nella libreria del Museo un opuscolo riportante l’indirizzo del museo Sorolla abbiamo deciso di andarcelo a vedere.
MIZZICA, CHE SPETTACOLO!
Al Prado c’è di tutto: Tiepolo, Veronese, Velasquez, Goya, El Greco, pittori della scuola barocca spagnola, il beato angelico, e tanti altri che adesso neanche ricordo…
Al Museo Sorolla c’è Sorolla. È la sua casa, progettata e arredata da lui, sono i suoi mobili, il suo studio, la sua famiglia.

Si avverte una sensazione di amore sereno, là dentro… e i suoi dipinti sono splendidi. Su internet si trova qualcosa, ma un’immagine in pixel rende poco e male la sua abilità nel creare forme, nel dare spessore e dimensioni, nell’accendere di luce le cose e le persone che dipinge.

Ieri sono stata in libreria: qui non sanno proprio che è esistito ‘sto Sorolla… Me lo immaginavo: per questo a Madrid avevo comprato un libro su di lui molto carino… Ma è in valigia! (insieme a un romanzo, che non avevo mai sentito, di Saramago e che ho comprato sollecitata dall’idea che così imparo lo spagnolo… e stavolta lo faccio, giuro!).

Quello stesso pomeriggio siamo andati a vedere il Museo Reina Sofia.
Ci sono i moderni (a me sconosciuti): Le Corbusier, Cordillo, ecc… e c’è il Guernica di Picasso, che per vederlo dovevi accoltellare un po’ di gente, altro che pagare il biglietto!… Tutti lì assiepati, ma a vedere che?
Certo la sensazione di orrore, terrore, paura, morte, confusione, spossessamento, dolore è resa in modo molto chiaro, ma secondo me senza sentimento: Picasso ha pensato a cosa voleva dire e l’ha detto, ma non l’ha sentito.
Questo penso…
Poi c’è Dalì (e lui invece sì che mi piace… surreale e definitivo, come un certo Goya, quello visionario e potente visto il giorno prima), Mirò (ovvero mio cugino di 5 anni che un pomeriggio si diverte coi colori), Boccioni e tanti altri…
Ma soprattutto c’erano i miei occhi e le idee che si muovevano.
Si possono fare tante belle cose nella vita … e da lunedì ri-comincio anch’io!

giovedì 10 maggio 2007

Una rivisitazione di "Vacanze romane"...

Oggi sono dovuta tornare in Regione… E quando sono arrivata lì, ho saputo che non era lì che dovevo andare. Ma dall’altra parte di Roma. E Porca putt...!
Capirai, alla fine ero pure contenta di stare più a lungo lontana dallo zoo, il guaio (e proprio di guaio si tratta) è che ci sono andata in moto col Conte.
Voi il Conte non lo conoscete, ma già solo vederlo in equilibrio precario con quel suo capoccione grosso su due ruotine piccole piccole è terrificante, figuratevi stargli dietro. In più c’è il fatto che con quel capoccione ti oscura la visuale... e io invece DEVO sapere!
E poi s’insinua, svicola, si stringe e si storce per scivolare tra le auto ferme al semaforo e arrivare primo (Ma bravo!).
Mi FA PAURA! Ma proprio paura paura paura… soprattutto quando, per fare le curve, si piega tutto… Sì, lo so che funziona così in moto, ma chissenefrega: io ho paura!
Comunque! Mi faccio coraggio e infilo il casco.
Ha comprato un casco figo, tutto dorato, come il suo, solo che avrà pensato “Se il mio supercapoccione entra in un casco XL a una donna basta la S” (Nuovo difetto: Maschilista fallocrate).
Beh, caro Conte, non so con chi esci tu, ma io non ci ho un cranio S. Il mio è almeno almeno un cranio M!
Un bel cranio medio-grande che all’interno ha un sacco di belle cose, e all’esterno porta attaccati tanti CAPELLI! (Conte, ma che esci con una pelata?!). Ma tralasciamo…
Calcandomelo a forza e con un elegante e felpatissimo movimento delle gambe, salgo di nuovo in sella (Speriamo che non mi abbia visto nessuno… GHHHH!) e via di nuovo verso nuove avventure.
Sono dimagrita due chili. Tutti sulle cosce. E non mi ci voleva. Visto che, di mio, già sembro un pollo…
Vabbè, comunque a un certo punto mi dimentico del traffico, delle curve strictu suolu, delle macchine a mezzo millimetro dalle mie ginocchia e VEDO ROMA.
Mamma mia, quanto sei bella!
Splendida come una donna bella che è bella senza trucco, di prima mattina. Bella e piena. Raggiante di sole e di gente che si muove. Perché qui ci si muove tutti, sempre. Bella e assolata. Bella. Bella di architetture d’altri tempi, col Tevere che t’attraversa sonnolento. Bella e preziosa. Come se ogni palazzo, torre, monumento, resto di passati fasti che ospiti generosa fosse intessuto di delicato pizzo antico, trasparente. Che meraviglia.
Parlo male alle tue spalle, lo sai? Dico che me ne vorrei andare… che fai schifo (Sì, l’ho detto, l’ho detto!) e lo faccio spesso.
Poi, in un giorno, strano come oggi e disilluso come tutti gli altri, mi scopro appassionata di te. Sarà stato il sole tenerello, sarà stato il vento primaverile, boh, vallo a sapere, fatto sta che oggi mi hai “ri-innamorata”, così, col verbo all’attivo!

(ps: Ciao, Conte! Come vedi…)

mercoledì 2 maggio 2007

I tre movimenti. Roma-Firenze-Lucca e ritorno

I° movimento: Stramma che s-trena e s'impanica, chè non sa da che parte sia l'albergo. Lascia "il zio Max" in mezzo alla strada, davanti a un tabellone riproducente, in scala, tutta la città. Il tabellone in bronzo è rovente (il sole ci cade su quasi a picco) ma "il zio" col suo ditino stoico segue gli incroci delle linee, disegnando ghirigori, che hanno in sè qualcosa d'affascinante. Ma Stramma lo scopre solo poi, perchè nel frattempo è rientrata in stazione, ha comprato una guida + cartina della città ed è uscita di nuovo. Giusto il tempo di ricordarsi che lei non sa leggere le cartine! Il movimento si conclude con lei che passa quel libricino all'amoruccio suo che è tanto bravo e in un'altra vita faceva la guida indiana, mentre lei stava davanti alla tenda a cuocere montone e a tenere vivo il fuoco...

II° movimento: Stramma che non riesce a prendere sonno e si gira e rigira nel letto, maledicendo quello stupido imbecille che ha inventato e sostituito i cartoncini alle vecchie chiavi degli alberghi, quelli che devi inserire nella buchetta magica una volta dentro la stanza e allora, solo allora, le luci si accendono e l'aria condizionata si fa sentire. Perfetto, economico, funzionale. Sì!Soltanto che se entri in albergo alle 22.38 e alle 11.00 vuoi dormire, è inevitable che non si sia rinfrescato un bel niente!!Unica via di uscita a quel punto è farsi un'oretta di chiacchiera a tu per tu con il bagno, che è di marmo verde e mette fresco solo a guardarlo - (SOLO!) - mentre cerca di trovare la soluzione allo "scambio antipodico" che non ha risolto in treno e che dice più o meno "Scatta con vigore ma è un errore" - 5 lettere.
Uhm??!!??


III° movimento: Stramma e "il zio" tornano a casa in treno.
Sono soli in carrozza e vorrebbero fare le zozzerie, ma poi uno dei due si ricorda che potrebbero essere arrestati...
Il terzo movimento contempla una rinuncia.
E' un movimento all'indietro perchè sono seduti di spalle rispetto alla direzione del treno, come se, inconsciamente, volessero ritardare il ritorno. Non guardarlo.
Non vederlo.
Immobilizzare l'istante di "sollevamento dalle responsabilità", cristallizzarlo, renderlo duraturo...
Ma il treno ha un movimento solo. Impietoso. E li riporta dove non hanno più piacere di stare.

Stramma ha viaggiato tanto in passato, per lavoro.
La via di casa, dopo giorni fuori, era una consolazione forte. L'idea che tutto era andato bene, che il grosso era fatto. La svolta all'angolo e poi il portone, una liberazione. Sapere che qualcuno l'aspettava, che quello era l'affetto, metteva le ali e abbatteva la stanchezza (per due minuti!).
Stavolta invece la sensazione è diversa.
Non voleva la fine del viaggio, Stramma. Neanche lui la voleva. Ma non se lo sono detto.
Sarebbe stato bello, pensa Stramma in treno, poter girarellare ancora, con calma, chiacchierare ancora o far finta di litigare, guardarlo ancora, mentre lui si muove nel letto e la mattina apre un occhio solo, insonnolito e spettinato, ancora e ancora...
Stavolta è tutto diverso. Lei infatti l'amore se lo è portato dietro. Gliel'ha fatto capire, che quello è amore, o meglio gliel'ha riconfermato il movimento di lui, quello di quando le stende il tappetino della doccia per non farla scivolare, senza che lei glielo abbia chiesto.
Stramma s'è commossa, ripensandoci...
E il treno corre.